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La depressione oggi viene considerata il male del secolo, sembra che tutti ne soffrono o ne abbiano sofferto in un momento della loro vita. Ma siamo proprio sicuri di avere questo malessere?

 
Pur considerandola uno tra i disturbi più frequenti nella nostra popolazione, l’uso attuale del termine depressione è da considerarsi inappropriato. Forse è possibile che ci confondiamo ed etichettiamo un momento di melanconia della nostra vita come una depressione.
Ma che cosa è veramente la depressione? E come e cosa dobbiamo fare per superarla?
La teoria alla quale facciamo riferimento è quella della Psicologia Funzionale, ci da la possibilità di guardare la persona in una nuova ottica, in un modo nuovo, considerandola nella sua interezza e in tutti i suoi livelli di Funzionamento.
L’equilibrio tra i vari aspetti del Sé è il risultato di una congruenza tra i vissuti emotivi e il modo in cui essi vengono trasmessi agli altri: la postura, il movimento, l’atteggiamento, il tono di voce…
Infatti, è proprio questa presenza armonica e integrata dei differenti aspetti del Sé (vissuto interno, emozioni, il modo in cui si percepiscono le sensazioni, il mondo simbolico, i ricordi, la capacità di progettare e d’immaginare le cose) a caratterizzare lo stato di salute e di benessere.
Mentre uno squilibrio tra queste varie Funzioni, una loro alterazione o sconnessione, segnala inevitabilmente la presenza di problemi e patologie, facciamo un esempio per capire meglio.
Nel momento stesso in cui, ad esempio, la regolazione del nostro organismo è attivata sul livello della paura e dell’ansia, possiamo osservare, in una corrispondenza molto precisa, una respirazione alterata e affannosa, la presenza di mani sudate, una contrazione del tono muscolare. Anche il battito cardiaco accelerato rappresenta la manifestazione di un’alterazione che può essere momentanea, oppure cronicamente presente come conseguenza di antiche esperienze negative che si sono iscritte nei funzionamenti corporei e che permangono nel tempo al di là della presenza di reali fattori esterni ansiogeni, di concrete motivazioni di preoccupazioni.
Le varie Funzioni del Sé possono, cioè, chiudersi in corto-circuito e continuare a conservare un’alterazione nata molto tempo prima, senza a volte che se ne abbia consapevolezza. Tali Funzioni alterate continuano a produrre nel tempo effetti quasi uguali a quelli che le antiche esperienze negative comportavano: paure, malesseri, incertezze, tensioni, preoccupazioni, negatività, incomprensioni. La depressione ne è un esempio!
Quando c’è depressione come è il nostro funzionamento?
Nella persona depressa se pur sia presente un pensiero razionale lucido e “iper-eccitato” dalla visione del mondo, con una grossa capacità ideativa e analitica, esso è poco utilizzabile sul piano della concretezza perché è profondamente assediato da fantasie negative, del tipo: “sento che non posso fare niente nella mia vita”, “che non funziona niente intorno a me”… Questi pensieri creano una condizione magmatica nella vita della persona, la quale è consapevole di stare male ma non riesce a contattare il perché, che cosa sta’ accadendo. La cupezza è molto forte.
Le risorse cognitive sono completamente bloccate dalle fantasie: Sono una persona sfortunata…” “Incontro sempre le persone sbagliate….”
Il depresso è molto ostile e la richiesta di aiuto è aggressiva, del tipo: ”ma tanto tu cosa puoi fare per me! Non c’è niente da fare…” la tendenza è quella di mettersi in una condizione di avvilimento.
L’immaginazione progettuale, il guardare in avanti è bloccata, vi è una vera e propria impossibilità nel proiettarsi nel futuro. I ricordi presenti sono come dei “quadri”, sono stati inquinati perché legati esclusivamente al passato. Il passato viene idealizzato come paradiso perduto: rimpianti per l’infanzia, come se non ritornerà più… Il presente è molto rarefatto e sfuggente… sembra che la giornata non passi mai
Un ulteriore livello Funzionale di grande importanza è quello FISIOLOGICO, che concerne l’attivazione psicofisiologica del nostro organismo, i suoi meccanismi di regolazione biologica sui quali poggia il nostro sentirci e il nostro comunicare: il sistema neurovegetativo, la respirazione, il tono muscolare, le soglie percettive. Quindi possiamo ritrovare un respiro alto e toracico, esile e sottile. Il tono di voce bloccato con una tendenza a ingoiare e tenere tutto dentro. Lo sguardo è spento, le palpebre pesanti, gli occhi asciutti e il pianto spesso è congelato. Le soglie percettive sono alterate e questo spesso comporta la presenza di vissuti di tipo ipocondriaco. Queste alterazioni sul piano fisiologico ci fanno capire anche il perché spesso la persona depressa si ammala, il sistema immunitario è come se fosse indebolito, “depresso”.
Il piano POSTURALE è caratterizzato dalla presenza di un tono muscolare floscio e cascante, ma con un ipertono in profondità. I movimenti in generale sono ridotti, i movimenti ampi di apertura, di espansione sono assenti. La tendenza è quella della staticità, la mancanza di azione, il non agire. I movimenti presenti sono molto rallentati. Presenza di rigidità, tendenza alla durezza che va man mano verso la perdita della morbidezza. Possiamo dire che c’è una vera e propria chiusura.
Che cosa fare veramente?
E’ importante ritrovare il nostro equilibrio psico-fisico in ogni momento della giornata, non soltanto, quando stiamo male e non ce la facciamo più. Sicuramente gli amici, i parenti, il/la compagno/a spesso non hanno gli strumenti giusti per aiutarci… bisogna rivolgersi alla persona competente e qualificata, uno specialita.
Avere una maggiore conoscenza di noi stessi, di come funzioniamo in certe situazioni sicuramente, ci può aiutare a sentirci meglio. Scopriamo i giusti Movimenti, recuperiamo il nostro Benessere, solo così potremo sentirci…. bene, in forma e vitali
a cura di Cristiana Salvi

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